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Paragrafo  3  .  Aprile-giugno  1940:  l'attacco  nazista  sul  fronte

occidentale.

     
La   Danimarca  e  la  penisola  scandinava  rivestivano  una   grande
importanza  strategica  per  la  loro posizione  e  per  i  giacimenti
ferrosi; per questo l'Inghilterra avrebbe voluto porre l'area sotto il
suo  controllo, ma fu preceduta dalla Germania, che il 9  aprile  1940
invase la Danimarca e quindi attacc la Norvegia; la prima fu occupata
in poche ore, la seconda quasi per intero dopo

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alcune  settimane. La Germania si assicur cos libert  di  movimento
per  la  sua  flotta e basi da cui far partire attacchi  aerei  contro
l'Inghilterra.
     A  questo  punto Hitler decise di sferrare l'attacco  sul  fronte
occidentale. Il 10 maggio le truppe tedesche invasero Belgio, Olanda e
Lussemburgo,  violandone  la  neutralit.  L'Olanda  cadde  in  cinque
giorni,  il  Belgio  resistette sino al 28 maggio. Nel  frattempo  gli
alleati,  come  ormai  si  chiamavano gli  avversari  della  Germania,
avevano  impegnato il grosso delle loro forze nella difesa del Belgio,
pensando  che i tedeschi intendessero aggirare le difese  francesi  da
nord,  come avevano fatto nel 1914; pertanto furono colti di  sopresa,
quando le truppe corazzate naziste sfondarono le linee francesi pi  a
sud,  dopo  aver  attraversato  la  foresta  delle  Ardenne,  ritenuta
impenetrabile.  In  pochi giorni i tedeschi  arrivarono  a  Sedan  (16
maggio) e si diressero quindi verso nord.
     La  contemporanea avanzata delle truppe nemiche da nord e da sud,
oltre  a  rendere  praticamente inutile la "linea  Maginot",  che  non
prevedeva   l'eventualit  di  un  aggiramento,  divise  in   due   lo
schieramento alleato e minacci di intrappolare le truppe  francesi  e
britanniche  accorse  in difesa del Belgio. Gli inglesi,  per  evitare
l'accerchiamento, ripiegarono sulla costa di Dunkerque. L'Inghilterra,
dove  all'indomani  dell'occupazione nazista  della  Norvegia  si  era
formato   un   governo  di  "coalizione  nazionale"   presieduto   dal
conservatore  Winston  Churchill, decise allora di  ritirare  l'intero
corpo di spedizione. Per compiere l'operazione prima che arrivasse  il
grosso  delle  truppe tedesche, la marina britannica impieg  tutti  i
suoi mezzi, ai quali si unirono molti privati con imbarcazioni di ogni
tipo. Dal 26 maggio al 4 giugno, sotto il fuoco continuo dei cannoni e
degli  aerei tedeschi, mentre 40.000 francesi cercavano di  rallentare
l'avanzata  delle  truppe  corazzate e  motorizzate  nemiche,  234.000
soldati britannici e 112.000 francesi furono recuperati.
     Scompaginato lo schieramento alleato a nord, il 5 giugno 1940  la
Germania  lanci  l'attacco decisivo contro la  Francia:  sfondate  le
linee  francesi sui fiumi Somme e Aisne, le truppe tedesche arrivarono
rapidamente  a Parigi, che capitol il 14 giugno. Due giorni  dopo  il
maresciallo  Henri-Philippe  Ptain, che dopo  la  sconfitta  militare
aveva  sostituito  Paul  Reynaud a capo del governo  francese,  chiese
l'armistizio;   le   truppe  francesi  che   ancora   resistevano   si
scoraggiarono e i tedeschi poterono avanzare rapidamente  ed  arrivare
sino al confine svizzero e alla costa atlantica.
     La  sconfitta francese convinse l'Italia fascista ad  abbandonare
lo  stato  di  "non belligeranza", proclamato al momento  dell'attacco
nazista   alla  Polonia,  e  a  dichiarare  guerra  alla   Francia   e
all'Inghilterra (10 giugno 1940). Mussolini infatti, confidando in una
rapida   vittoria  tedesca  e  vedendo  la  Francia  gi  praticamente
sconfitta,  riteneva che l'Italia, entrando in guerra, avrebbe  potuto
conseguire  tutti i vantaggi della vittoria con il minimo  sforzo  (le
famose  "poche migliaia di morti per sedere al tavolo dei vincitori").
Vennero  cos  superate  le perplessit sollevate  dagli  industriali,
questa volta favorevoli alla non belligeranza, che consentiva loro  di
ottenere  proficue commesse militari in Italia e all'estero, ma  anche
dai comandi militari, consapevoli dell'impreparazione dell'esercito, e
dai gerarchi moderati, che temevano un calo del consenso.
     L'Italia  entrava  in  guerra senza un'adeguata  preparazione.  I
comandi  militari erano ancora legati alla concezione della guerra  di
posizione del primo conflitto mondiale, e ad esso risaliva anche  gran
parte dell'armamento; solo la
     
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     marina   aveva  ammodernato  le  sue  dotazioni.  Le  scorte   di
materiale   bellico,   carburante  e  approvvigionamenti   vari,   non
reintegrate dopo l'enorme consumo determinato dalla guerra d'Etiopia e
dall'intervento in Spagna, erano ridotte al minimo. Le truppe italiane
attaccarono  la  Francia  il  21  giugno,  ma,  nonostante   la   loro
superiorit  numerica  (32 divisioni contro le  cinque  schierate  dai
francesi,  che  avevano concentrato il grosso delle  loro  truppe  sul
fronte occidentale), rimasero bloccate sulle Alpi.
     Il  22  giugno 1940 Francia e Germania firmarono l'armistizio  in
un  luogo scelto dai tedeschi: quello stesso vagone ferroviario  nella
foresta  di Compigne dove nel 1918 essi avevano dovuto ratificare  la
sconfitta.  La  Francia  risult  suddivisa  in  due  parti:  la  zona
settentrionale     e     quella    atlantica    vennero     sottoposte
all'amministrazione  militare tedesca;  il  restante  territorio,  con
aggiunta  delle colonie, fu assegnato all'amministrazione del  governo
francese  presieduto  dal maresciallo Ptain insediatosi  nella  citt
termale  di  Vichy, eletta a capitale provvisoria. Ad esso fu  imposto
l'obbligo   di   sostenere  economicamente  le  truppe   tedesche   di
occupazione.
     Il  24  giugno la Francia firm l'armistizio anche con  l'Italia;
vi  fu  praticamente  costretta da Hitler,  il  quale  intendeva  cos
gratificare   Mussolini;  questo  avrebbe  voluto  anche   consistenti
compensi territoriali, ma ottenne solo minime rettifiche di confine  e
la  smilitarizzazione  di  una fascia di  territorio  francese  di  50
chilometri.
